Feeds:
Articoli
Commenti

Speranza

essi vivranno da uomini e da uomini moriranno

Ed eccola, una vecchia ormai, che vive in una perpetua attesa del meglio, e crede, e teme il male, è piena di ansia per la vita degli uomini, e non distingue chi vive da chi è morto, sta qui e guarda le rovine della sua casa, ammira il cielo primaverile senza neanche accorgersi di ammirarlo, sta qui e si chiede perchè il futuro di coloro che ama è così intricato, perchè la loro vita è costellata di tanti errori, e non si accorge che in questa confusione, in questa nebbia, dolore e groviglio c’è già risposta, e chiarezza e speranza; e che lei sa, capisce con tutta l’anima il significato della vita che è stato dato di vivere a lei e ai suoi cari, e benche nè lei nè nessuno di loro possa dire cosa li aspetti, e benchè essi sappiano che in un tempo così terribile l’uomo non è più artefice della propria felicità, e che il destino del mondo ha ricevuto il diritto di graziare o punire, portare alla gloria o coprire di fango, e trasformare in polvere di lager, tuttavia non è concesso al destino del mondo e alla Storia, alla mano irosa dello Stato, alla gloria, o all’infamia della lotta di trasformare coloro che hanno nome di uomini. Qualunque cosa li attenda, la celebrità per la loro fatica o la solitudine, la disperazione e la miseria, il lager e la condanna, essi vivranno da uomini, e da uomini moriranno, come quelli che sono periti hanno saputo fare; proprio in questo consiste per l’eternità l’amara vittoria umana su tutte le forze maestose e disumane che ci sono state e ci saranno nel mondo.

(Vasilij S. Grossman, “Vita e Destino”, Jaka Book, III ed. giugno 2005, pag.849)

Frammenti lirici – V

Guardate Rebora, guardate un uomo che non si censura, che domanda e lotta per le sue domande.
Si lotta per tutto oggi, a chi lotta ancora per le sue domande?
Rebora in questa e in molte altre poesie chiede, cerca: assimila e riedita Leopardi, “…a che tante facelle?”

Cielo per albe e meriggi e tramonti
L’aerato seren tu puoi ondare 1
O di nuvole e vento
Errabonde fanfare
O per gli ampliati interluni2
Il bruno lucente mistero
O nell’aroma lunare
(Quando tutto ama e perdona)
Il silenzio sospeso portare;
Ma qui fra nebbie andiamo, e a chi non vede
Sterile nulla è il cielo:
Ma qui, anelo, ciascun dalle piazze alle case
Per l’imminente pungolo
Del travaglio si sfa;
Nell’ostia insapora del còmpito uguale,
Ingoia evacua pane e verità,
Rumina l’ozio, aduna i suoi cocci
Nel simular delle sale,
E stanco infogna giù piaceri e sonni.

Sortilegio del tempo
Al nuovo altar delle genti, o città
Che mescoli un mondo
Fra Penelope e i Proci,
Dall’irrequieta parvenza
Dall’incessante partenza
Chi può giungere a te?
Chi può la voce ascoltare
Del prodigioso essere
E propiziare le cose?
Come alla notte senti
La vanità del tuo sforzo,
Se per i fiori davi pietre e fumo
Per aroma, e schianto ai cuori?
Umana industria sacra,
Nel vortice m’esalto della lotta
Che lusinga e s’indraca3
E concrea e distrugge;
Ma come dal fermaglio della scotta4
Più veemente vela al vento fugge,
Vorrei così che l’anima spaziasse
Dall’urto incatenato del cimento.
Se l’uom tra bara e culla
Si perpetua, e le sue croci
Son legno di un tronco immortale
E le sue tende frale germoglio
D’inesausto rigoglio,
Questo è cieco destin che si trastulla?
Se van dall’universo eterne voci
E dagli àtomi ai soli si marita
Fra glorie ardenti e tenebrosi falli
Una grandezza infinita
Che lo spirito intende,
Questo è per nulla?

O risuonar delle valli
Dove lancia il torrente
A galoppo i cavalli
Del suo corso irrompente
Il grido delle macchine e dei lucri
Sul tuo bàttito avvia
E per le anime sia la tua fresca corrente!

Note

Note
1) Ondare: inondare
2) Interluni: dell’interlunio cfr: pe’ grandi interlunari/silenzi (G. D’Annunzio – “Pamphila”)
Interlunio: periodo tra due lunazioni, corrisponde al novilunio in cui la luna è invisibile in quanto in congiunzione col sole
3) Indraca: (neologismo dantesco) che diventa feroce come un drago
4) Scotta: termine marinaresco che designa una cima, ovvero una corda, che consente di bordare (orientare) una vela

Faro

Mi piace prendere delle cose, parole, oggetti, frasi e metterle lì in modo che la gente dica…”guarda non ci avevo fatto caso.”
Su alcune cose, in particolare le canzoni, è facile passarci sopra. Coperte dalla loro musicalità da un ritmo commerciale o ripetitivo si celano, forse, grandi risorse.

E’ il turno oggi di “Mezzogiorno” di Lorenzo.Lorenzo Jovanotti

Metterò il mio faro, appunto, solo su alcune frasi per toglierle dalla frenesia del ritmo e poterle apprezzare meglio, conscio del fatto che un opera per quanto immediata o moderna o leggera o profonda abbia il suo valore nella sua integrità.

Ma iniziamo:

La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti

E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore

Non mi è concesso più di delegarti i miei casini
Mi butto dentro vada come vada

Non tutto quel che brucia si consuma

Se posso osare mi piaciono questi pezzi che mi sembrano l’ossatura della canzone.

Ecco qui a voi le riflessioni.

il panda e il mistero

Finalmente ho visto anch’io Kung-fu Panda, di cui aveva già parlato ciubeka in questo articolo“. Il cartone è ricco di spunti, uno su tutti è la presenza, per tutto il film, del concetto di istero. La parola “Mistero” non viene mai pronunciata ma nei discorsi dei personaggi ve né è un continuo rimando.

oogway e l'albero di pesco

oogway e l'albero di pesco

Oogway: Spesso ci si imbatte nel nostro destino proprio lungo la strada per evitarlo.

Oogway: Niente accade per caso.

Sono solo i primi accenni, buttati lì come avvertimenti, che ci indicano che c’è “qualcosa d’altro” che fa accadere le cose con un senso.
Continua a leggere

Lotta per l’uomo

Sarebbe facile soffermarsi sulla capacità dei media di strumentalizzare un discorso.
Ma vorrei invece soffermarmi sulla capacità che il papa ha di mettere in evidenza quale sia il reale probblema della quetione umana.

Propongo qui uno stralcio dell’intervista al papa certo che pochi si siano mai soffermati a leggere quello che è stato detto:

Intervistatore. – Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio? Très Saint Père, Vous serait-il possible de répondre en français à cette question?

Papa – Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi e con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. [...]Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.

(Qui il link all’intervista completa:http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/march/documents/hf_ben-xvi_spe_20090317_africa-interview_it.html) Continua a leggere

Avanziamo! Collaboriamo.

Vogliamo fare un passo “più in là”?

certo!

Vi suggerisco allora un metodo: collaborazione globale!

Oltre all’atteggiamento, giustissimo, di apertura totale, di ricerca della bellezza, della verità, un po’ più “prosaicamente” secono me sono necessari degli strumenti. Strumenti concreti!

Ve ne suggerisco uno:

http://www.mindmeister.com/maps/show_public/12213323

Non è solo uno strumento: è uno strumento per trovare strumenti… si collabora globalmente per elencare strumenti di collaborazione!

Può sembrare un circolo vizioso: è per questo che bisogna fare uno sforzo per vedere “più in là“… :-D

ciao!

La bellezza, senza la verità, diventa mero estetismo.

E’ stupido separare questi elementi. Sicuramente è riduttivo.

Sembra che oggi esista invece una separazione “drammatica” tra due dimensioni:  quella della ricerca della bellezza, intesa come forma esteriore, come apparenza da perseguire a tutti i costi,  e quella della verità.

Tale separazione trasforma la bellezza in mero estetismo, e in un itinerario che sfocia nell’effimero, nell’apparire banale e superficiale che mascherano e nascondono il vuoto e l’inconsistenza interiore.

L’infilascarpe

uccello-in-volo1Finalmento inizio a leggere “Satura”1; mi ha sempre attirato, ma mi ero incastrato nella “Bufera e altro”.
Ne avevo assaggiato qualcosa al liceo ma leggerla così è mo
lto meglio.
Mi colpisce molto come si approccia alla poesia il Montale di questo periodo; di certo più maturo e disincantato dai giri poetici-passionari degli altri libri. Colpisce in “Satura” con flagr
ante impatto l’uso di una metrica non metrica. Montale sembra aver abusato troppo di lirismo e approda a delle strofe che secondo me hanno dell’eccezionale, che per alcuni versi è difficile chiamare poesia. Dall’altro segue una metrica non schematica nè tanto semplice: usa infatti versi di 13, 14, 12 sillabe e endecasillabi. Alcuni ritmicamenti perfetti altri inventa.
Bisognerà analizzarla con attenzione, ma forse sono carente di strumenti. Intanto ve la propongo così com’è:
parla dell’infilascarpe per parlare della sua copagna morta e insieme di cosa sia importante (l’infilascarpe, ciò che creava il rapporto) e cosa lo sia meno (similori e gli stucchi) e inoltre c’è il richiamo all’impossibilità di trattenere il tempo e i ricordi.

L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe,
Il cornetto di latta arrugginito ch’era
Sempre con noi. Pareva un’indecenza portare
Tra i similori e gli stucchi un tale orrore.
Dev’essere al Danieli2 che ho scordato
Di riporlo in valigia o nel sacchetto.
Hedia la cameriera lo buttò certo
Nel Canalazzo. E come avrei potuto
Scrivere che cercassero quel pezzaccio di latta?
C’era un prestigio (il nostro) da salvare
E Hedia, la fedele, l’aveva fatto.

Ci siamo quindi noi con i nostri affetti che stiamo lì a cercare di conservarli, quando non son nostri e sfuggono.

linea1

Note:
1: “Satura” è un libro di poesie di E. Montale che raccoglie le sue opere dal 1962 al 1970.
“Bufera e altro” è il libro precedente raccoglie le poesie dal 1940 al 1954
2 Il Danieli è un prestigioso hotel di Venezia che costeggia il Canalazzo

scontro-a-argonaux1Sembrano così lontani questi autori moderni, sembrano così sofisticati, superficiali, eccentrici.
Ma se anche stavolta togliamo la patina di pregiudizi scopriamo la grandezza di uomini che si son messi a osservare la realtà fino ad amarla. Amore spasmodico che per esaltare la realtà, per svelarne il mistero che nasconde prendono gli oggetti e li mettono in cielo. Perchè? perchè son pittori niente più, dato che il loro lavoro è questo non si mettono a fare delle pipe, ma le disegnano. Giocano? Sì giocano con il senso delle parole con le figure con le parole tutto per farci sembrare e apprezzare ciò che in fondo scontato non è.
Vediamo quindi dei paesaggi tracciati a metà, delle porte tagliate, dei sipari che si aprono su un paesaggio notturno, ma perchè? Perchè per esaltare gli oggetti, ciò che amavano, hanno dovuto trovare un modo che superasse la banalità sotto cui si mettono le cose. Scoprire che “il mistero è banale” perchè ci sta sotto gli occhi. Perche? Perche per star a guardare un’opera surreale come quelle di Le tombeau des lutteursMagritte non si può non chiedersi perchè. Perchè siamo talmente, per fortuna, legati alla nostra ragione che non ne prescindiamo anche quando ci è posto di fronte qualcosa di illogico. E’ un percorso che ci si trova a fare. E’ una scoperta fino alla scoperta che noi possiamo capire qualcosa anche quando questa cosa ci è tolta. Che l’illogicità ci fa apprezzare di più la consistenza delle cose, di cosa sono fatte, quanto pesano. Fino a capire che in fondo quello che ti colpisce di un luna che si intravede tra gli alberi è che la luna la vorresti vedere anzi che “se si vedesse la luna allora tutto avrebbe un senso”.
Il senso delle cose per Magritte è a portata di mano, basta poco.
Io sono alla ricerca di questo infinito che si respira tra i quadri di Magritte come nella mia piccola casa.

luna-e-alberi

Uomo a Uomo

Come un muro di vita certi personaggi si impongono tra le mura di casa e ti sembra di sentirli parlare.
Hanno attraversato i secoli i decenni e son lì con la loro storia, la loro umanità a raccontarsi a te.

grossman-fotoSabato sera “alternativo” decido di mettermi a leggere “Vita e Destino” (prima o poi lo finirò).
Ad un certo punto leggo dalle labbra di Strum 1:

“Zenja cara lei ha agito secondo coscienza. creda, è la cosa migliore che è data all’uomo. Non so che cosa le serberà la vita, ma di una cosa sono sicuro: ha agito secondo coscienza; Noi…non diciamo ciò che pensiamo. Tolstoj…riguardo alle pene capitali scrisse:”Non posso tacere!”. Noi invece tacevamo nel ‘37, quando giustiziavano milioni di innocenti. E i migliori tacevano! E ci furono quelli pure che diedero la loro approvazione. Tacevano all’ epoca degli orrori della collettivazione integrale…Privare l’uomo del diritto alla coscienza è orribile.”

Grossman in queste righe fa parlare il suo personaggio di ciò che lui ha vissuto in prima persona; così le parole di Strum risultano le sue parole, la sua confessione disperata. C’è lui uomo con la sua coscienza. Di fronte a questo specchio dice: “che orrore!”.
Ti sembra in un momento di stargli di fianco di vederlo con la testa fra le mani a pensare a come riscattarsi a come tornare a guardare la sua immagine riflessa; lì di fianco ci sono io e mi dico quante volte son stato così, quanta coscienza ho fatto fuori, con lo stesso movimento dell’animo certo in scala ridotta.franz-schubert-2-sized

Dopo un’oretta decido di smettere di leggere perchè l’autore in meno di 20 pagine ha deciso di cambiare quattro storie diverse e mi sto confondendo.

Complice mia madre che non molla il computer per continuare il suo solitario (non ditegli che potrebbe prendere un mazzo di carte e usare quello, non stasera),
Per chi sa quale arcano prendo il CD dell’“Arpeggione”2 di Schubert, non lo facevo da forse un anno, mi aveva colpito sentirlo dal vivo e avevo dovuto comprare il CD.
Così come nel leggere “Vita e Destino” mi scopro di fianco al tormento umano e alla scalata al desiderio di Schubert; brutta la vita dell’autore in quel periodo che di domande ne doveva avere parecchie; attento alle note che si dipanano filtrate dai musicisti mi scopro a chiedermi dove vado e dove Schubert porta le sue truci carni e mi trovo fatto di pasta simile, uguale e simile.
Siamo uomini in cammino e siamo messi in piedi da avvenimenti come questi. Attenzione però il rischio di rimanere invischiati nel sentimento è mostruoso. A scriverlo a prenderne coscienza, magari in un blog che almeno due o tre persone leggeranno(le conosco, so dove abitano, se insisto prima o poi lo faranno:)), permette di fissare il sentimento e di farlo diventare azione.

Da un po’ che non mi capitava; mai forse con questa schiettezza.

Vi auguro di imbattervi in questi istanti.

note

1 Strum: è il protagonista di una delle storie narrate in vita e destino; scienziato russo-ebreo scopre un passaggio importante per la strada che porta alla fissione nucleare; dopo un’iniziale clamore dato alla scoperta si trova senza attorno nessuno dei suoi più cari collaboratori anche loro di origine ebrea. Ben presto tutto il mondo accademico sarà contro di lui; la sua scoperta verrà reputata da Stalin in persona troppo teorica quindi contraria al pragmatismo sovietico. Per intrecci politico-accademico-raziali il mondo della scienza Russa si trova a perdere l’occazione atomica, che svilupperà solo successivamente. Strum invece sarà di fronte al dilemma o rinunciare alla propria coscienza o tenersi la sua comoda “cattedra”.

2: sonata il la minore D. 821. Per ascoltarla.
La data di pubblicazione risale al novembre 1824 periodo in cui l’autore soffriva di gravi crisi depressive a causa del suo scarso riconoscimento. L’arpeggione è uno strumento che prese piede intorno al 1820, ma che ebbe vita breve; il suo parente più stretto è il violoncello, infatti le opere scritte per arpeggione vengono attualmente eseguite con questo strumento.

Articoli precedenti »