“Mi ricordo un dibattito con l’ateo Christopher Hitchens e la sua frustrazione quando dichiarai che ero d’accordo con lui che avvengono cose che rendono ragionevole disprezzare un Dio che esige un’accettazione cieca della bontà della Sua volontà. Poi ecco l’orrore di Haiti… Cosa possiamo dire sulla domanda sempre presente, la domanda del perché queste cose accadono?”
(Mons. Lorenzo Albacete, “Dio c’è ad Haiti?” , il sussidiario.net,27.1.2010)
…un’interpretazione nuova, positiva della diaspora: Israele era disperso in tutto il mondo per fare ovunque spazio a Dio e portare così a compimento il senso della creazione, cui accenna il primo racconto della creazione. Il sabato è il fine della creazione, indica il suo scopo: essa esiste perchè Dio voleva creare un luogo di risposta al suo amore, un luogo di obbedienza e libertà. In questo modo, nell’accettazione sofferta della storia di Israele con Dio si è gradualmente ampliata e approfondita l’idea della terra, così da mirare sempre meno al possesso nazionale e sempre più all’universalità del diritto di Dio sul mondo
(Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, ed. Rizzoli 2007, pp.107-108).
…normalmente si cerca la propria consistenza in ciò che si fa o in ciò che si ha e così la vita non ha mai pace.[...]L’esperienza naturale permette di intuire l’esistenza del Mistero[...], ma ciò che è accaduto a Maria e ai pastori è totalmente diverso: un fatto si è imposto [...]. Si è trattato di una presenza invadente, tanto che non si sono fermati a ragionare sulle loro aspirazioni perché quel bambino dettava ormai tutto.[...]tale tenerezza[...]arriva ad abbracciare tutte le cose e le persone che si incontrano.[...]Il peccato non è più determinante, perché si fa esperienza di un perdono continuo.
(Aldo Trento, “Ci vuole la tenerezza di Dio perché il nuovo anno sia felice” , tempi.it, 21.1.2010)






Questo si chiama parlare! Altro che S.J.!